
Siede sulle scalinate che portano al campo, “au champ”, come tuonavano nei campetti dell’Alta Francia, di dov’era originario. Sguardo triste, perso nel vuoto quello di Franck, di Scarface, come lo avevano soprannominato quando militava tra le file del Galatasaray. All’Arechi di Salerno, sabato 22 ottobre, va in scena l’ultimo atto della carriera di Ribéry. Non sarà in campo però, la gamba gli duole ancora e si concede solo qualche giro di campo in occasione del saluto al suo più grande amico di sempre, l’unico che non lo ha mai denigrato per il suo aspetto post incidente, l’unico che non lo ha mai lasciato solo: il pallone. Bastano pochi metri… scoppia in lacrime. Ogni tifoso di calcio, in quel momento, avrà pensato ai momenti più significativi della magica storia di Franck Ribéry. Dal Boulogne a Salerno, passando in peregrinaggio per diverse località francesi, con un’occhiata anche ad Istanbul e Firenze. Ma chiunque, se pensa a Franck, non ha bisogno di viaggiare molto con la mente per arrivare a Monaco di Baviera. Lì, a Monaco, Ribéry forma, insieme al compagno di reparto Arjen Robben, la “Robbéry”, una delle coppie di ali più forti degli ultimi tempi. Vince tutto in Baviera, che presto diventerà casa sua fino all’inevitabile “aufwiedersehen” (arrivederci, ndp), come lui stesso l’ha chiamato, del maggio 2019, che lo ha portato a vestire la maglia della Fiorentina e a formare una nostalgica coppia d’attacco con Kevin-Prince Boateng, fratello di Jerome, che riporta alla mente i primi anni ’10, dove entrambi erano nel pieno della loro carriera. Con Ribéry che appende gli scarpini al chiodo da ultimo baluardo della ‘vecchia guardia’ del calcio d’oltralpe, ci si chiede se nel calcio del dio Denaro possano tornare ragazzi come lui, umili e che non hanno mai dimenticato le proprie origini. Grazie Franck per aver fatto sognare milioni di ragazzi e per averci fatto emozionare rendendoci ancor più parte di un viaggio che non è solo di Franck Ribéry ma di tutti noi tifosi.
Francesco Marigliani
