{"id":1795,"date":"2026-07-13T15:28:03","date_gmt":"2026-07-13T13:28:03","guid":{"rendered":"https:\/\/atomic-temporary-210234650.wpcomstaging.com\/?p=1795"},"modified":"2026-07-13T15:28:03","modified_gmt":"2026-07-13T13:28:03","slug":"spendi-spandi-effendi-il-nebuloso-mercato-delloro-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/latina-report.com\/?p=1795","title":{"rendered":"Spendi Spandi Effendi: il nebuloso mercato dell\u2019oro nero"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Essenza e benzina o gasolina<br \/>\nSoltanto un litro e in cambio ti do Cristina<br \/>\nSe vuoi la chiudo pure in monastero<br \/>\nMa dammi un litro di oro nero<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Cantava cos\u00ec Rino Gaetano. Era il 1977 e il mondo occidentale viveva una delle crisi pi\u00f9 nere legate al petrolio. Oggi, nel 2026, le cose non vanno molto meglio.<\/p>\n<p>La guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l\u2019Iran ha fatto schizzare in alto le quotazioni del \u201cbarile\u201d Brent e Wti, ossia i mercati di riferimento del greggio. Per settimane abbiamo dovuto sborsare pi\u00f9 di due euro al litro per rifornire le nostre auto di diesel e benzina. Oggi la situazione va un po\u2019 meglio per la benzina, mentre per il diesel il prezzo alla pompa superiore ai due euro resta, purtroppo, una costante.<\/p>\n<p>La spasmodica velocit\u00e0 delle informazioni ha contribuito ad aumentare la nostra ansia sociale, ma al contempo non ha chiarito molte questioni. Perch\u00e9 per giorni \u00e8 sembrato quasi normale che, all\u2019aumento del prezzo del barile di greggio, corrispondessero degli aumenti alla pompa di benzina.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che questa correlazione temporale dei prezzi \u00e8 totalmente scollegata dalla realt\u00e0 dei fatti. La chiusura dello stretto di Hormuz ha certamente provocato l\u2019innalzamento dei prezzi del greggio. Molti impianti sono stati danneggiati, le assicurazioni per le navi sono aumentate, le rotte sono diventate pi\u00f9 lunghe e difficoltose. Tuttavia, un barile di petrolio emiratino, prima di trasformarsi in benzina o diesel al distributore impiega circa 90 giorni. Il petrolio, infatti, deve arrivare in raffineria, qui essere trasformato in diesel o benzina o kerosene (e diversi altri prodotti finiti) e, solo a questo punto, viene venduto sul mercato e successivamente distribuito.<\/p>\n<p>Quindi, come \u00e8 possibile che un problema di approvvigionamento alla fonte si trasformi, simultaneamente, in un problema alla foce?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 semplice.<\/p>\n<p><strong>Non siamo di fronte a un mercato reale, ma a una vera e propria \u201cspeculazione\u201d nel senso pi\u00f9 filosofico del termine<\/strong>.<\/p>\n<blockquote><p>Secondo il dizionario Garzanti il termine \u201cspeculazione\u201d: <em>In campo filosofico o accademico, indica un&#8217;indagine puramente teorica. Si riferisce a ragionamenti astratti, riflessioni o meditazioni su problemi complessi (come l&#8217;universo o l&#8217;etica) che vengono portati avanti usando la ragione, senza un immediato fine pratico o applicativo<\/em>\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><strong>Avere il petrolio non basta<\/strong><\/h2>\n<p>\u00c8 questo il motivo per cui anche i Paesi produttori di petrolio, come gli Stati Uniti, hanno sub\u00ecto un aumento generalizzato dei prezzi. In un mondo ideale (o sarebbe meglio dire reale?) lo Stato a stelle e strisce avrebbe dovuto essere al riparo da queste conseguenze. Il suo petrolio non passa per lo stretto di Hormuz e in gran parte viene rivenduto all\u2019interno del Paese.<\/p>\n<p>Ma non funziona cos\u00ec. Anche chi produce greggio, vende o compra prodotti raffinati sui mercati internazionali. E anche chi possiede raffinerie, come le grandi compagnie italiane (Eni), deve sottostare a un prezzo internazionale imposto.<\/p>\n<p>Una raffineria pu\u00f2 fisicamente mandare il carburante alla propria rete di distributori, ma economicamente quel carburante viene comunque valutato al prezzo di mercato.<\/p>\n<h2><strong>Il mercato internazionale: tutela e giostra<\/strong><\/h2>\n<p>Qui entra in scena il mercato internazionale, che paradossalmente rappresenta una tutela per Paesi, come l\u2019Italia, che non hanno abbastanza petrolio proprio e devono comprare da terzi. Senza un prezzo internazionale determinato, saremmo verosimilmente in balia di contratti opachi stipulati tra pochi grandi operatori. Con il <em>benchmark<\/em>, almeno sappiamo pi\u00f9 o meno quanto vale il prodotto.<\/p>\n<p>A questo punto occorre fare alcune precisazioni: sia il diesel che la benzina derivano dal greggio. Cambia semplicemente la modalit\u00e0 di raffinazione. Le quotazioni sul mercato dei prodotti raffinati non si basano unicamente sulla reale compravendita di petrolio, sono perlopi\u00f9 il frutto di sofisticate \u201cspeculazioni\u201d finanziarie che prendono a riferimento \u2013 tra l\u2019altro &#8211; l\u2019andamento futuro delle produzioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><strong>Platts, il numero che non vediamo<\/strong><\/h2>\n<p>Il nome magico \u00e8 Platts. Non \u00e8 una raffineria, non \u00e8 un ministero, non \u00e8 il benzinaio sotto casa. \u00c8 una societ\u00e0 che rileva le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Per l\u2019Italia il riferimento \u00e8 soprattutto il Platts CIF Med: benzina e gasolio nel mercato mediterraneo.<\/p>\n<p>In pratica, Platts osserva offerte, acquisti, vendite e condizioni del mercato e pubblica una quotazione. \u00c8 quello il prezzo base a cui si adeguano raffinerie, grossisti, compagnie e distributori. A quel prezzo base ogni attore della filiera applica un differenziale per costi di logistica, depositi, eventuale utilizzo di biocarburanti. Ed \u00e8 a questo punto che la filiera comincia a farsi ancora pi\u00f9 complessa da decifrare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, se questo \u00e8 il contesto di riferimento, tra nazione e nazione i prezzi alla pompa cambiano? Qui entrano in gioco diversi fattori: innanzitutto la posizione del Paese. L\u2019Italia, ad esempio, che affaccia sul mare e possiede importanti porti di transito e raffinerie, ha costi logistici pi\u00f9 bassi di altri paesi europei, e riesce a mantenere dei prezzi pi\u00f9 convenienti.<\/p>\n<p>Occorre, infatti, sfatare un mito.<\/p>\n<h2><strong>No, non siamo i pi\u00f9 tartassati d\u2019Europa alla pompa.<\/strong><\/h2>\n<p>Per quanto concerne la benzina, sulla base della rilevazione delle ultime settimane, in Francia, Germania o Svizzera gli automobilisti devono spendere molto di pi\u00f9 per un pieno di benzina.<\/p>\n<p>Infatti, al 6 luglio 2026 la benzina costava 1,810 euro\/litro in Italia, 1,921 in Francia e 2,058 in Germania.<\/p>\n<p>Sul diesel, invece,\u00a0 l\u2019Italia si \u00e8 messa da sola in una posizione pi\u00f9 scomoda, perch\u00e9 ha cancellato lo sconto fiscale che altri Paesi mantengono ancora.<\/p>\n<p>Nonostante il diesel costi, sui mercati internazionali, pi\u00f9 della benzina (banalmente perch\u00e9 il gasolio \u00e8 pi\u00f9 usato: dal kerosene aereo, ai riscaldamenti domestici, all\u2019agricoltura), in molti Paesi il suo prezzo \u00e8 calmierato, pari o leggermente pi\u00f9 basso della benzina.<br \/>\nAnche in Italia era cos\u00ec fino ad alcuni anni fa. Poi, cosa \u00e8 successo?<\/p>\n<h2>Il diesel pi\u00f9 caro? Non ce lo ha imposto l\u2019Europa<\/h2>\n<p>\u00c8 avvenuta una cosa molto semplice: il Governo italiano ha deciso di livellare le accise su benzina e diesel, diminuendo quelle sulla benzina e aumentando quelle sul diesel.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea, per\u00f2, non ha mai imposto all\u2019Italia di tassare benzina e diesel allo stesso modo. La direttiva europea stabilisce soltanto delle soglie minime: <strong>359 euro ogni mille litri per la benzina senza piombo<\/strong> e <strong>330 euro ogni mille litri per il gasolio<\/strong>. Tradotto al litro: almeno <strong>35,9 centesimi<\/strong> sulla benzina e <strong>33 centesimi<\/strong> sul diesel. Sopra questi minimi, ogni Stato pu\u00f2 decidere liberamente quanto far pagare, secondo le proprie esigenze nazionali.<\/p>\n<p>In Italia \u00e8 avvenuto questo: dal 2026 benzina e gasolio sono stati portati alla stessa accisa, <strong>672,90 euro ogni mille litri<\/strong>, cio\u00e8 <strong>67,29 centesimi al litro<\/strong> per entrambi. La norma lo dice chiaramente: l\u2019obiettivo era il \u201csuperamento del sussidio ambientalmente dannoso EN.SI.24\u201d, cio\u00e8 il vecchio trattamento fiscale favorevole al gasolio rispetto alla benzina.<\/p>\n<p>In parole semplici: per anni sul diesel abbiamo pagato meno tasse della benzina. Il Ministero dell\u2019Ambiente ha inserito questa differenza nel catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi, perch\u00e9 tassare meno il gasolio significava, di fatto, favorire un carburante fossile. Da l\u00ec la scelta politica: abbassare un po\u2019 l\u2019accisa sulla benzina e alzare quella sul gasolio, fino a pareggiarle.<\/p>\n<p>Ma attenzione: questa non era una strada obbligata. Francia e Germania, per esempio, continuano a tassare il diesel meno della benzina. In Francia, secondo i dati del <em>Weekly Oil Bulletin<\/em> europeo rielaborati da <em>fuel-prices.eu<\/em>, l\u2019accisa \u00e8 circa <strong>69 centesimi al litro sulla benzina<\/strong> e <strong>60,8 centesimi sul diesel<\/strong>. In Germania, il divario \u00e8 ancora pi\u00f9 netto: circa <strong>66,2 centesimi al litro<\/strong> tra accisa e altre imposte fisse sulla benzina, contro circa <strong>49,2 centesimi<\/strong> sul diesel.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h2><strong>Ma quindi, chi guadagna con l\u2019oro nero? <\/strong><\/h2>\n<p>Nella filiera guadagnano in tanti: produttori, trader, raffinatori, grossisti, depositi, logistica, compagnie. Il gestore della pompa, spesso, molto meno di quanto si pensi. Ovviamente, nel caso di grande compagnie, come Eni, il margine \u00e8 maggiore perch\u00e9 queste traggono profitto in ogni tratto della lunga filiera (come produttori, come raffinatori, come distributori).<\/p>\n<h2><strong>Ma c\u2019\u00e8 un soggetto che guadagna sempre e molto: lo Stato. <\/strong><\/h2>\n<p>Ogni litro di carburante rappresenta una piccola cartella esattoriale. Una tassa, forse subdola, di certo iniqua. Perch\u00e9 le accise sui carburanti, che teoricamente potrebbero rappresentare anche un incentivo ambientale (uso meno l\u2019auto per risparmiare e contemporaneamente inquino meno) sono a ben vedere l\u2019emblema della sperequazione. Perch\u00e9 colpiscono allo stesso modo uno studente, un cameriere, un impiegato di banca, un deputato, un manager, un imprenditore. Senza contare che questo balzello non colpisce una volta sola. Come accennato poche righe pi\u00f9 su, infatti, il diesel viene utilizzato in agricoltura (pi\u00f9 costa il pieno al trattore pi\u00f9 coster\u00e0 l\u2019alimento prodotto), nei trasporti aerei e marittimi (che si traduce con un aumento generalizzato dei prezzi) e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cSpendi, spandi, spandi, spendi, effendi\u201d<\/em> &#8211; cantava Rino Gaetano. Era il 1977.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEssenza e benzina o gasolina Soltanto un litro e in cambio ti do Cristina Se vuoi la chiudo pure in monastero Ma dammi un litro di oro nero\u201d Cantava cos\u00ec Rino Gaetano. Era il 1977 e il mondo occidentale viveva una delle crisi pi\u00f9 nere legate al petrolio. 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