

*Salve mister che rapporto ha con la città di Latina?*
Quella di Latina è stata una favola nel bene e nel male, purtroppo senza lieto fine.
Sono arrivato nel primo anno di B e la squadra aveva fatto solo un punto in tre partite.
Quando mi hanno chiamato vedendo La Rosa sono venuto subito. Si è creato un rapporto molto forte con latina, dove ho fatto amicizie. Si è abbinato all’ambito professionale una bella esperienza di vita.
*Sta seguendo il Latina, cosa ne pensa del percorso dei nerazzurri?*
Seguo il Latina con grande affetto anche perché c’è Esposito che è stato un mio giocatore.
Stanno facendo un bel percorso in un campionato difficile e sta mettendo una buona base per il futuro.
*Cosa ne pensa invece del mister Di Donato?*
Di Donato lo conosco poco ma sta facendo un grande lavoro dove riesce a valorizzare alla perfezione il gruppo e sta mettendo una grande base per i prossimi anni.
*C’è un momento che ricorda della sua esperienza a Latina?*
A Latina ci sono stati tanti momenti belli, abbiamo vinto contro squadre giocando belle partite. Un momento che ricordo bene in negativo è stata la finale, in quel momento si è infranto un sogno di una città, di una squadra e anche mio.
Avevamo vinto poche settimane prima a Cesena dominando, c’era la convinzione di avercela fatta pensavamo di poter vincere senza troppi problemi.
*Oltre ad aver avuto un ottima carriera da allenatore, ha vissuto anche un’ottima avventura da giocatore. Qual è il ricordo più bello degli anni vissuti da calciatore e come ha vissuto il passaggio dal campo alla veste di mister?*
I momenti più belli da giocatore li ho vissuti sicuramente a Salerno dove, in A, ho anche potuto indossare la fascia di capitano. Ricordo con piacere le promozioni ed anche i goal, non moltissimi ma pesanti, come quello nel derby o il primo in A in casa. Quando sono passato da giocatore ad allenatore quasi non vedevo l’ora, dopo anni di Serie A e di Serie B avevo bisogno di una nuova sfida. Sono stato molto felice, a Salerno, di poter affiancare Gregucci, mister di allora. A me piace quasi più allenare che giocare.
*Un aspetto molto importante è sicuramente quello mentale. Quanto conta per un giocatore la testa e coma faceva da allenatore a curare questo aspetto in una o più stagioni?*
Nel calcio la testa conta tantissimo, cercavo sempre di dare delle risposte concrete e di togliere l’emotività. Bisogna esser bravi ad abbassare gli animi e, nei momenti di difficoltà, bisogna pensare a lavorare e concentrarsi sulle piccole cose.
*Domanda tecnica: il calcio ormai cambia di anno in anno ed in questo periodo ci si concentra soprattutto sul dinamismo, con giocatori che, nei 90 minuti, ricoprono diversi ruoli. Lei cosa ne pensa ed eventualmente cosa farebbe per migliorare questo aspetto? Preferisce il calcio del passato?*
Una calcio dinamico a me piace molto, l’ho fatto per molti anni e questo sistema ti permette di comandare il gioco anche senza palla. Ormai i più forti giocano così, anche il Milan è diventato campione d’Italia in questo modo. Non possiamo dire qual era meglio, dobbiamo fare il meglio possibile al passo con i tempi, aggiornandosi e migliorando di volta in volta.
*Nell’ultimo periodo si è sentito parlare di un campionato monotono, con partite nelle quali lo spettatore non si diverte. Secondo lei è vero? Cosa si potrebbe migliorare?*
Secondo me il calcio non sta diventando monotono. Ci sono squadre che fanno un ottimo calcio, il Napoli su tutti. C’è anche la Lazio che sta facendo molto bene, il Milan e l’Inter stanno lavorando bene…
Paradossalmente credo si trovino più spunti moderni in serie A che in serie B, che invece sta rimanendo legata a cose antiquate. Alvini lo scorso hanno ha portato una ventata di aria fresca al Perugia e, per meriti, oggi guida la Cremonese in A. Oggi i campioni che sono negli altri campionati facciamo fatica ad averli, ma questo fa parte di un ciclo. Se comunque si ha meno qualità, bisogna lavorare sull’aspetto tattico. Se prima era più un campionato dei giocatori, ora è più quello degli allenatori: Mourinho, Sarri, Spalletti, Pioli… sono tutti grandi mister.
*Volevo invece farle una domanda sulla serie B, visto il suo passato in questa lega: cosa ne pensa della spettacolare stagione che stiamo vivendo e come mai alcune squadre che sulla carta partono favorite, visto l’organico e la storia, vengono messe alla porta da quelle meno quotate?*
In serie B conta solo la squadra, ma non intesa come identità! Squadre come la Reggina hanno un’identità forte e di vede. Questa b è quasi un’A2, viste le squadre che ci sono. Il campo però parla ed ha tirato fuori i nomi: se non diventi squadra fai fatica. Nessuno di questi grandi nomi, al momento, è diventata squadra. A volte questo può essere un peso perché danno per scontato che tu risalga subito ed invece lì è tosta, la devi sudare di partita in partita. Anche i giocatori abituati alla serie maggiore potrebbero rendere bene e giocare malvolentieri, scontrandosi con avversari che invece vanno a duemila, come ad esempio il Südtirol.
Intervista a cura di Francesco Capponi.
