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Mancini perde la testa, l’Italia diventa mondo

Marzo 2023, l’Italia convoca Retegui strappandolo all’Argentina. In questa frase non c’è nulla di strano, tante volte abbiamo visto giocatori con origine italiana scegliere di vestire azzurro, anziché la nazione che, fino a quel momento, prediligevano. Il tutto era legato da rapporti di parentela e/o numerosi anni nel Bel Paese, che permettevano al calciatore di optare per la nostra nazionale. Ultimamente i risultati faticano ad arrivare e Mancini, convinto di aver bisogno di un aiuto dal nuovo continente, sta facendo carte false per poter avere a sua disposizione giocatori che con l’Italia non hanno nulla a vedere. L’ultima vede addirittura protagonista Rayan Cherki, attaccante o ala del Lione. La punta di origine algerina ha già scelto nel 2018 di giocare per la Francia, con la quale ha già messo in tasca due convocazioni senza, però, mai esordire. Rayan non condivide nulla con l’Italia ma, nonostante ciò, si sta provando a smuovere le foglie del suo albero genealogico per far uscire un’inaspettata parentela italiana per renderlo convocabile ed affiancarlo a Ciro Immobile e Retegui. Ed è proprio su quest’ultimo che molti italiani hanno cominciato a storcere il naso: dopo un esordio sensazionale, condito da due goal in altrettante partite, l’italo-argentino si è reso protagonista di uno spiacevole evento già alla prima assoluta con la maglia azzurra, decidendo di non cantare con il resto della squadra l’inno nazionale, una tradizione che in Italia ha un grandissimo significato. Retegui è stato bersagliato da tutta la nazione e, dopo esser stato difeso dal CT, ha abbozzato una sorta di italiano per provare a partecipare al componimento di Mameli contro Malta. La voglia di tornare a vincere di Roberto Mancini lo sta spingendo a fare di tutto per portare nuovi talenti in Italia. Molti, nel tempo, lo hanno snobbato, come Gabriel Martinelli, ala dell’Arsenal, che ha scelto di vestire verde-oro, infischiandosene della chiamata alle armi dell’ex campione italiano. È una pratica che molte nazioni hanno adottato nel tempo (vedi Francia, Olanda, etc. ndp) e che le ha viste trionfare su scala mondiale. Italia e Spagna si erano sempre distinte per aver preso la decisione di abbandonare questo progetto, ma anche gli azzurri sembrano ormai in procinto di salire sul carro della non-curanza. La nazionale deve straripare sudore e lacrime di chi è nato o di chi ha voglia di lottare per questo paese. Ogni giocatore deve poter lasciare tutto sé stesso sul campo di battaglia. La scelta di chiamare giocatori di altre nazioni può sicuramente portare in alto l’Italia a livello di risultati, permettendo alla stessa nazionale di tornare sull’autobus dei vincenti, ma “il mondo chiamò” non è la fine del nostro inno.
Francesco Marigliani

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