Latina Bene Comune entra in Progetto Civico Italia. Scelta legittima, sia chiaro. Ma c’è una questione di base che va analizzata: LBC, movimento nato in prospettiva locale, ora aderisce a una struttura nazionale.
La domanda sorge spontanea: le liste civiche in teoria —lasciamo fuori la pratica per pietà— nascono per creare una casa comune fatta da cittadini che vogliono poche cose semplici: una buca riempita, la Tari non alle stelle e dei lampioni accesi la notte. Il civismo nasce così: con la promessa di strappare la città alle liturgie dei partiti, alle loro sigle, ai loro tavoli infiniti.
Allora qual è il senso di elevare una lista civica a livello nazionale?
I malintenzionati risponderebbero: “è una questione di voti!”. E, in effetti, bisognerebbe analizzare la nuova svolta anche da questa prospettiva:
Nel 2023 LBC si attesta all’8%. Perdendo il ruolo di centro gravitazionale della coalizione a sostegno di Damiano Coletta sindaco; per non nominare il distacco abissale con il Centrodestra. Oggi, a tre anni dalla chiusura della stagione targata Coletta, decide di aderire all’ambizioso progetto di Alessandro Onorato. Dopo una sconfitta importante come quella delle scorse amministrative si poteva ben pensare di tornare radicalmente nei borghi, nelle piccole piazze, nei luoghi dove quella stagione trionfale aveva visto la luce, e poi il buio della fossa elettorale. Si poteva —forse si doveva— ripartire dai luoghi in cui il consenso si conquista metro per metro.
Ma Latina Bene Comune sceglie la cornice nazionale: diventa parte di una rete più ampia, dichiaratamente politica, dichiaratamente nazionale, dichiaratamente collocata in un perimetro progressista.
LBC dice che l’adesione “non modifica la nostra identità” e che manterrà nome, storia, autonomia e radicamento locale; però, politicamente, il passaggio cambia eccome la funzione del movimento. Da civismo di città diventa pezzo di una piattaforma nazionale del centrosinistra, del campo largo, di alleanza per la costituzione e di tutti quei nomi che da Bonelli a Conte vengono inventati per autodescriversi.
Più che un salto in avanti, questa sembra una fuga laterale: guardare all’Italia per non guardarsi Latina.
Perché oggi LBC diventa parte di una strategia di coalizione. Non è più soltanto amministrazione, quartieri, marciapiedi, borghi, scuole, sanità territoriale. Diventa posizionamento. Diventa campo. Il civismo, in questo senso, da promessa di autonomia rischia di diventare una maschera gentile del campo progressista.
Il problema non è l’adesione in sé. Il problema è che questa adesione, e la nascita stessa di Progetto Civico Italia, racconta una trasformazione profonda: il civismo nato per liberare le città dai partiti rischia di diventare il modo elegante e pacato con cui i partiti tornano a prendersi le città.
Con questa lettura, l’idea di Onorato è geniale: lo spazio è saturo, quindi diventa difficile trovare un posto di spicco nei partiti tradizionali; creare l’ennesimo partito “classico” è insensato, perché si rischierebbe l’irrilevanza totale visto che tutto lo spettro ideologico è occupato —dalla destra radicale alla sinistra più rossa—.
Cosa rimane fuori dall’equazione?
Le miriadi di liste civiche sconnesse, spesso allo sbaraglio e poco finanziate, in giro per l’Italia. Le prendi, una ad una, le federi tutte insieme e punti a ritagliarti il tuo spazio da lì.
Geniale. Ma anche rischioso.
Perché l’elettorato civico non sempre è un elettorato politico. Spesso, alle amministrative, vota per amicizia, riconoscimento, fiducia personale, gratitudine, abitudine o pretese minime: sistemare una strada, ristrutturare un edificio, rimettere dei lampioni, risolvere un problema concreto.
Ma cosa accade quando quello stesso elettorato viene chiamato a votare alle politiche sui grandi temi nazionali? Guerra e pace. Fisco. Immigrazione. Europa. Diritti. Sicurezza. Industria. Alleanze internazionali.
È qui che il civismo nazionale scopre la propria contraddizione: nasce dal piccolo, ma vuole giocare nel grande; parla di buche e lampioni, ma sogna i seggi parlamentari; promette concretezza, ma deve comunque scegliere da che parte stare.
Progetto Civico Italia riuscirà a trasformare le reti locali in rappresentanza nazionale o finirà come uno dei tanti esperimenti costruiti in fretta per occupare uno spazio che sulla carta sembrava vuoto?
Si ritaglierà i suoi posticini in Parlamento o farà la stessa fine di Impegno Civico di Luigi Di Maio nel 2022?
La risposta, per ora, non è scritta. Ma una cosa è già chiara: quando il civismo diventa partito, non può più fingere di essere soltanto civismo.
