In vista della sfida del weekend tra Latina e Forlì, a parlare è Maximiliano Cejas, doppio ex della gara. Il centrocampista argentino ha vestito entrambe le maglie, vivendo soprattutto in nerazzurro una delle stagioni più importanti della storia recente del club pontino, culminata con la vittoria della Coppa Italia di Lega Pro e la promozione in Serie B attraverso i playoff.
Maximiliano, Latina e Forlì: due maglie, due storie diverse. Che partita ti aspetti?
«Intanto il campionato è appena cominciato, quindi le squadre devono ancora conoscersi. Il Forlì ha fatto sei gol al Pescara, anche se ovviamente in quella partita ci sono stati degli episodi negativi per il portiere del Pescara. Penso che il Latina debba fare il suo campionato, non credo per una salvezza tranquilla. Si gioca a Latina e so che oggi magari non cambia tantissimo giocare in casa o fuori, però sicuramente la gente, conoscendo la piazza di Latina, darà sempre una mano alla squadra. Sono stato anche dall’altra parte, con storie diverse, quindi spero che sia una bella partita per entrambe e che vinca il migliore».
Con entrambe hai lasciato il segno. Ci racconti dei momenti della tua carriera, magari uno in nerazzurro e uno in biancorosso, che ti sono rimasti particolarmente impressi?
«Parto dal Latina. Prima di arrivare venivo dalla vittoria del campionato con la Ternana, dalla C1 alla B. Poi mi ha chiamato Fabio Pecchia, che era un grande amico e mi ha voluto a tutti i costi. Sono arrivato a Latina conoscendo già un po’ quella che era la piazza. L’anno precedente la squadra si era salvata dalla retrocessione, poi durante quella stagione mister Pecchia fece un grandissimo lavoro. Prese i giocatori giusti e la società dell’epoca aveva grandi ambizioni. Poi purtroppo è finita come è finita.
Siamo riusciti a vincere sia la Coppa Italia che i playoff e non è una cosa facile. Per una società comunque piccola come il Latina fu qualcosa di storico, un’annata storica. Spero e mi auguro che la gente si ricordi ancora di noi. Prima la Coppa Italia, che è stata una bellissima esperienza perché vincere è sempre bello, e poi i playoff: quelli furono qualcosa di straordinario. Ho dei bellissimi ricordi di quell’anno.
Poi in Serie B purtroppo è successo quello che è successo. La società decise di allontanarmi e a gennaio andai a Forlì. Era l’ultimo anno della C2 e sposai quel progetto sapendo che sarebbe stata dura, perché erano tanti anni che non giocavo in quella categoria. Ci salvammo e conquistammo una C1 storica, perché non ricordo da quanto tempo il Forlì non la facesse. Fu un anno caratterizzato anche dagli infortuni che mi portavo dietro e avevo già 34-35 anni. Anche di Forlì, però, ho un bellissimo ricordo, anche perché lì è nato mio figlio Mattia. Sono state due storie diverse, ma entrambe importanti».
Con il Latina sei arrivato in B: cosa ricordi di quella stagione? Segui ancora i nerazzurri? E cosa pensi sia cambiato nell’ambiente rispetto ai tuoi anni?
«Come dicevo prima, in quella stagione andò praticamente tutto alla perfezione. L’unica cosa che avrei voluto, e che mi è rimasta dentro, è che Fabio Pecchia fosse rimasto. Senza togliere niente a nessuno, ricordo che venne allontanato prima della finale di Coppa Italia. Non ricordo precisamente per quale motivo, però è una cosa che mi dispiacque. Poi Sanderra fece il suo nelle poche partite che rimanevano da giocare, però diciamo che la base più importante l’aveva costruita Pecchia.
Il Latina lo seguo per quanto posso. Lavorando con una prima squadra e con una società a Terni, oltre a essere allenatore della Juniores, non ho tantissimo tempo. Bisogna stare dietro ai ragazzi, essere attenti a tutto e studiare le squadre che affrontiamo. Quindi seguo il Latina, ma non in maniera assidua. Mi informo sulle squadre nelle quali ho giocato e alle quali sono rimasto più legato: Latina, Forlì, Taranto. Con qualche ragazzo ci sentiamo ancora, con altri purtroppo i rapporti si sono persi.
Mi piacerebbe tornare a Latina, perché da quando sono andato via non ci sono più tornato, anche per evidenti motivi. La società con cui avevo cominciato quell’esperienza poi è finita come sappiamo, e anche abbastanza male. Dopo tanto tempo, però, il Latina ha ripreso il suo percorso, spero come società seria, ed è tornato nella categoria che merita. Mi auguro che possa andare avanti e fare bene».
Oggi di cosa ti occupi? Come è cambiato il tuo modo di vedere il calcio passando dal campo al lavoro dietro le quinte e quali sono le tue ambizioni?
«Oggi lavoro in una società qui a Terni, il Terni FC. Sono il vice allenatore della prima squadra, che milita in Eccellenza, e sono anche l’allenatore della Juniores, che farà la Juniores A1 qui in Umbria. È una bellissima realtà, con circa 500 tesserati.
È una società costruita da un presidente che ha giocato anche a livello professionistico e alla base del progetto ci sono tanti ex calciatori. Nello staff abbiamo persone che conoscono il calcio e soprattutto che hanno dei valori umani. La base del nostro lavoro è creare prima l’uomo e poi il calciatore.
Abbiamo una buona base nel settore giovanile e già quest’anno tre o quattro ragazzi che sono con noi da diversi anni giocano in Eccellenza umbra e sono anche Under. L’ambizione è sempre quella di fare il meglio possibile, portando sia il settore giovanile sia la prima squadra più in alto possibile, ma mantenendo sempre una base umana: vogliamo creare innanzitutto dei bravi ragazzi, educati. Poi, partendo da quella base, speriamo possano diventare anche dei bravi giocatori».
