Parigi-Ravenna, Parigi-La Spezia, Perugia e via dicendo. Pare siano indicazioni stradali, invece sono solamente accostamenti. Il primo che appare è quello più vero, tra Giacomo Parigi e il Latina.
Giacomo, il nome è importante, e sia chiaro: non si sta deponendo a suo favore, a favore del bomber, ma della persona.
Il mondo del calcio è un mondo particolare: per salire sul carro ci vuole tempo, è un po’ come la vita, come canterebbe Briga, ma a scendere ci vuole un attimo. Il calciatore, lodato dalla piazza fino ad ora, in questo momento, alla piazza nerazzurra, pare sia un giocatore di cui disfarsi e si grida all’ingratitudine da parte dello stesso.
Ma dov’è veramente l’ingratitudine?
Facciamo un passo indietro. Estate 2025: dopo anni di scarsità di risultati e di realizzazione, il Latina, grazie anche al suo nuovo direttore sportivo, Condò, si pone un obiettivo preciso: quello di un attaccante, un attaccante di peso che possa eliminare il dato negativo della realizzazione.
Un’estate di ricerca, turbolenta, ma il direttore ha sempre un nome in mente, come da lui stesso confessato poi al momento dell’acquisto: quello di Parigi.
Dopo un’estate di trattative, l’ultimo giorno di mercato il colpo va in porto: Parigi è del Latina. Un attaccante che viene da 15 gol stagionali con la maglia del Rimini, cercato da tutti e preso dal Latina. Quasi un’incredulità da parte della piazza, contenta dell’affare.
Nelle prime due gare della stagione, Parigi va a segno: due gol nelle prime due presenze e si grida all’entusiasmo.
Poi, però, l’andamento della squadra non è dei migliori, anzi: molte sconfitte, squadra rivoluzionata e i gol non arrivano. Per due mesi nessun gol, solo un assist. A dicembre cambia tutto.
Dopo l’esonero di Bruno, arriva Volpe. Voglia di scalpitare da parte di tutti e Parigi, dopo il gol con la Casertana, non si ferma più.
Da dicembre fino ad aprile, il giocatore realizza 17 reti e 3 assist, tra campionato e Coppa Italia. Dei numeri impressionanti, da vero trascinatore di quella squadra che arriverà alla salvezza diretta e in finale di Coppa Italia.
In una stagione così, poi, si sa, si è ambiziosi. Il calciatore, nel ritiro estivo, viene preservato per una vendita imminente, che a quanto pare sta andando in porto.
Molti tifosi, però, che fanno i tali, sono delusi dal comportamento del giocatore, ritenuto poco riconoscente e, dopo tutto ciò, alcune volte sminuito.
Dovremmo riflettere, però, dopo tutto questo, su due aspetti fondamentali.
Non siamo forse noi ad essere irriconoscenti nei confronti di qualcuno che ha portato risultati e obiettivi al club nerazzurro?
Dovremmo capire che magari, nel suo atteggiamento, ci sia voglia di provare a sfondare, a togliersi qualche soddisfazione con un club che ha degli obiettivi e, perché no, anche guadagnare.
Bisognerebbe capire che il calcio è uno sport bellissimo, ma è anche un lavoro per chi lo gioca ed è nell’ambito e deve essere trattato anche in questo modo, soprattutto da un calciatore che ha lasciato la sua impronta, ma che comunque ha vestito la maglia nerazzurra per un anno, non per chissà quanto tempo.
I giocatori, gli allenatori e i tecnici vanno e vengono, ma la passione resta.
