
Mateo Retegui è uno dei nomi più chiacchierati dell’ultima settimana. L’attaccante in forza al Tigre ma di proprietà del Boca Juniors possiede il passaporto italiano e Mancini, visti gli infortuni di alcuni azzurri, ha preferito tutelarsi convocandolo. Si parla di un AFA (federazione calcistica argentina, ndp) infuriata, di uno sgarro allo stesso Scaloni, che già aveva parlato con il Boca… ma chi è Mateo Retegui, e come mai la sua decisione ha fatto così tanto clamore? Partiamo dall’inizio perché Mateo nasce in una famiglia che vanta titoli a livello internazionale di hockey su prato. Lui, però, della “bola de hockey” non ne vuole proprio sapere. Preferisce un altro sport sul verde, el fútbol. Tifosissimo del River, comincia a dare i primi calci al pallone all’ombra del Monumental ma qui non trova molto spazio e finisce quasi per passare all’hockey. Il Boca decide di dargli una chance ma Mateo è ancora acerbo. Viene così girato in prestito all’Estudiantes e al Talleres, ma è al Tigre che si consacra definitivamente: nella scorsa stagione ha messo a segno 19 goal, tanto da portare su di se gli occhi di grandi scout, nonché degli assistenti di Scaloni. Nella seconda stagione nel club di Martínez, ha siglato 6 reti in 6 presenze, abbastanza per far girare la testa anche ad uno come Mancini, che di talento se ne intende. Dopo aver strappato il sì del Tábano Retegui, l’allenatore della nazionale, rumoreggiano i mass-media, potrebbe essere allo stadio a visionarlo proprio questo sabato dove, alle 19.30, il Tigre sarà ospitato dal Central Córdoba. Con Raspadori out e Immobile ancora alla prese con la lesione del flessore, il centravanti italo-argentino si giocherà il posto da titolare contro Inghilterra e Malta con un altro nuovo nome, Compagno, attaccante titolare dello Steaua Bucarest. Ironia della sorte? El Tábano potrebbe esordire con l’Italia nello stadio intitolato al suo idolo: Diego Armando Maradona. In Argentina dicono che in lui si nasconda il vero talento, quello che potrebbe permettergli di fare la differenza in qualunque campionato e con qualsiasi casacca indosso. Impossibile non far viaggiare la mente agli anni del Díez, soprattutto in una Napoli vestita a festa e pronta a celebrare il terzo tricolore. Mateo ha la sua chance per portarsi e portarci in alto, l’Italia lo osserva con grande curiosità.
Francesco Marigliani
