Politica

Latina, il 2028 è già cominciato

Avatar di Francesco Piovan di Francesco Piovan
Pubblicato il 4 Luglio 2026

Elezioni amministrative 2023. Centrodestra 70%; Centrosinistra 30%. Lo scarto è brutale. L’amministrazione Celentano taglia il nastro e occupa le poltrone di maggioranza in aula. Ma le vittorie troppo larghe hanno una controindicazione netta, come quelle sui pacchetti di sigarette: fanno credere che il consenso sia una proprietà privata, intangibile. Ma nel 2028, quando Latina sarà chiamata al voto, giudicherà a colpi di schede elettorali e matite cosa quella vittoria avrà prodotto.

Il 2028 sembra lontano solo a chi vive di politica come calendario di conferenze stampa. In realtà i vari attori del nostro palcoscenico sono già sul palco. Lo spettacolo è iniziato: nei quartieri, nelle magre contestazioni del PD davanti ai giardinetti, nei borghi, nelle famiglie che aspettano risposte. Ogni buca, ogni rimpasto in giunta, ogni ritardo, ogni spazio aperto è già campagna elettorale. Non nel senso più basso. Nel senso più serio: costruzione quotidiana di fiducia.

Dal canto suo il centrodestra pontino ha forza, nonostante l’incognita Vannacci inizi a pesare anche in questo territorio. Ma la forza, da sola, non è egemonia: perché questa non vuol dire occupare una casella istituzionale o tenere in piedi una coalizione. L’egemonia vera comincia nel momento in cui una parte politica, un immaginario, diventa il modo in cui un territorio pensa se stesso. Per fare ciò bisogna entrare nei luoghi, nella vita ordinaria, nei bisogni.

Latina però, è una città difficile da tenere insieme. Non perché sia ingestibile, ma perché è dispersa: 64 frazioni, oltre 278 chilometri quadrati di superficie comunale.

È una città che più che di piazze è fatta di traiettorie: si vive qui, si lavora altrove; si studia qui, poi si scappa a Roma, Milano o all’estero. Si abita nei borghi ma si consuma in centro —solo quando passa l’autobus, sia chiaro—. Si attraversa la Pontina come una condanna quotidiana e si torna la sera stanchi, con tanta voglia di lamentarsi, spesso senza mai aver sentito la città come casa comune ma come ammasso di strade bucate, muri vecchi e campagne di pomodori.

Se non vivi la città come casa tua, allora quale problema dovresti farti a buttare l’immondizia per strada? A creare tu stesso il degrado di cui ti lamenti? Nessuno. Nessun problema. Perché tanto quello è solo un luogo di passaggio, non il posto dove i tuoi figli nasceranno, cresceranno e probabilmente moriranno.

Latina in questa prospettiva rischia di essere una città di residenza senza appartenenza. Una città non è solo il suo bilancio. Una città è una rete di fiducia: abitudini, conflitti sani, riconoscimento, luoghi. Se manca tutto ciò manca la comunità e la politica rimane sospesa sopra la vita vera: può governare, ma non guida. Può posizionare assessori, delegati, consiglieri ma senza che nessuno ne conosca i volti.

Negli ultimi mesi l’amministrazione Celentano ha rimesso mano alla macchina. Il 27 marzo è stata presentata la nuova composizione della giunta, con ingressi e cambi di deleghe. A fine giugno il Consiglio comunale ha approvato la modifica al DUP 2026-2028, con nuove assunzioni nei nidi, nei tributi, nella manutenzione del verde e il percorso per il nuovo comandante della Polizia Locale. Sono atti concreti, non chiacchiere. Una città senza personale, senza uffici che funzionano, senza manutenzione e senza servizi diventa una fabbrica di rancore.

Ma il punto è: basta questo a cambiare la percezione di Latina?

No. O almeno non ancora.

Perché la politica, se resta solo amministrazione, arriva sempre dopo. Dopo il disagio, dopo la solitudine, dopo la rabbia, dopo il degrado. La politica vera arriva prima. Costruisce presidi. Tiene insieme. Organizza energie. Mette un ragazzo dentro una stanza, un libro sopra un tavolo, un doposcuola in un quartiere, una comunità intorno a una scuola, un’associazione dentro un borgo, una biblioteca dove oggi c’è solo vuoto.

Qui si gioca il 2028.

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