Fratoianni e Schlein puntano sul fotovoltaico ma già oggi produciamo più di quanto siamo in grado di consumare
«Toccherà a noi abbassare le bollette», ha promesso Elly Schlein a ottobre. Angelo Bonelli aveva già individuato la responsabile del caro energia, Giorgia Meloni. Giuseppe Conte, quando la stessa Schlein ha proposto un confronto con il governo sul tema, ha respinto l’ipotesi. Il campo largo come sempre è concorde nel trovare un colpevole, molto meno nel trovare soluzioni.
Poi arriva la bolletta vera. A ottobre la spesa di riferimento per il gas è salita del 9,1% rispetto a settembre per il cliente tipo del servizio di tutela della vulnerabilità. Quel servizio riguarda circa 2,3 milioni di clienti. ARERA spiega anche da dove arriva il rincaro. La materia prima è salita a 88,36 euro al megawattora, un valore calcolato sulla media mensile delle quotazioni all’ingrosso al PSV, il mercato italiano del gas. Il governo può intervenire sulla bolletta, proteggere chi è più esposto e ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni. Attribuirgli il rialzo del metano come se il prezzo lo fissasse Palazzo Chigi è invece pura speculazione politica. E chi soffia sulla rabbia di chi fatica a pagare, offrendo un colpevole al posto di una spiegazione, fa il cattivo maestro.
Il gas che accende la luce
In Italia il metano serve a scaldare le case, certo. Serve anche ad accendere la luce. Nel 2025 circa 22 miliardi di metri cubi di gas, un terzo della domanda nazionale, sono andati alle centrali elettriche. Il metano ha fornito circa il 45% dell’elettricità prodotta in Italia e immessa in rete. E la produzione nazionale di gas copre all’incirca il 5% dei consumi. Quando una centrale a metano è quella che serve per coprire l’ultima parte della domanda, il suo costo può determinare il prezzo all’ingrosso della corrente in quella zona. Ecco come un rincaro del gas può arrivare anche nella bolletta di chi ha già tolto i fornelli a metano.
L’Italia si porta dietro questa vulnerabilità da anni. Con Draghi, nel 2022, l’accordo per aumentare le forniture dall’Algeria ha contribuito a diversificare gli approvvigionamenti. Cambiare fornitore riduce il rischio di dipendere troppo da un singolo Paese. Per ridurre l’esposizione al prezzo del metano serve anche bruciarne meno. È su questo che il bilancio dei governi precedenti resta insufficiente. Oggi, tra la guerra in Ucraina, il conflitto a Gaza e le tensioni attorno all’Iran e a Hormuz, il costo di quella vulnerabilità torna a farsi sentire.
Tutti all’elettrico. E alle sette di sera?
Il fotovoltaico funziona. Nel 2025 ha coperto il 14,2% del fabbisogno elettrico italiano, l’eolico circa il 7%. Nei primi nove mesi del 2026 il solare è salito al 18,1% e ha già prodotto quanto in tutto l’anno precedente. Il punto è capire quando arriva quella corrente. Se aumentiamo i consumi in una sera d’inverno, con il sole già tramontato, poco vento e le batterie scariche, e l’energia aggiuntiva la fornisce una centrale a metano, bruciamo più gas. Elettrificare ha senso. Farlo senza chiedersi chi coprirà i nuovi consumi nelle ore più difficili, però, è il modo migliore per ritrovarsi con la dipendenza di prima.
Al 30 settembre risultavano collegati alla rete 60 sistemi di accumulo autonomi, per 7,37 GWh. Contando anche le batterie abbinate al fotovoltaico e agli altri impianti, si arriva a circa 20 GWh. Nel frattempo, nel 2025 sulle reti di alta e altissima tensione sono stati tagliati 162 GWh di produzione solare potenziale, contro 7,5 GWh l’anno prima. Sono circa lo 0,4% della produzione fotovoltaica nazionale. Una quota ancora piccola, ma in forte crescita. ARERA attribuisce 64 GWh al surplus rispetto alla capacità di assorbimento. Gran parte del resto dipende da congestioni e lavori sulle linee.
Questo, in parole semplici, significa che parte dell’energia prodotta con il fotovoltaico noi la buttiamo via perché non siamo in grado di immagazzinarla o di consumarla in quel dato momento. Non basta costruire nuovi campi fotolvotaici per risolvere il problema della dipendenza italiana da nazioni estere e abbassare le bollette.
Ed è qui che la sinistra dovrebbe uscire dagli slogan. Dove vuole mettere gli accumuli? Quali linee è disposta a potenziare? Quali impianti autorizzerebbe? È legittimo discutere la sicurezza di un parco batterie e la scelta del sito. Se a ogni obiezione segue un rinvio, però, chi copre la domanda quando cala il sole? Le centrali a gas, finché ci servono. Oppure le candele. Con quelle, almeno, il contatore gira meno.
Le scelte che restano quando finisce il comizio
Nell’immediato si può consumare meno a parità di comfort. Si possono riqualificare scuole, uffici pubblici e abitazioni, isolare gli edifici e concentrare gli incentivi sugli interventi che producono risparmi verificabili. Si può produrre più energia rinnovabile e mettere in servizio gli accumuli. Terna ha già assegnato 10 GWh con entrata in esercizio prevista nel 2028. Si può anche aumentare la produzione nazionale di gas dove i giacimenti, le autorizzazioni e i costi lo consentono. Il governo Meloni ha rivisto il meccanismo per l’approvvigionamento di gas italiano. Con una produzione interna che oggi vale circa il 5% dei consumi, il contributo può ridurre una parte delle importazioni. La scala del problema resta quella di un Paese che compra quasi tutto il suo metano all’estero.
Sul lungo periodo c’è una scelta che il governo Meloni ha rimesso sul tavolo con un atto preciso. La legge delega sul nucleare è entrata in vigore il 15 ottobre 2026. Per arrivare alla prima centrale serviranno anni, siti, autorizzazioni e investimenti. Il motivo per affrontare il tema oggi è proprio quello che manca al dibattito sulle bollette di domani mattina. Un impianto nucleare può fornire grandi quantità di elettricità programmabile anche di sera e nelle giornate in cui il vento si ferma. È una delle opzioni per ridurre strutturalmente il ricorso al gas insieme a rinnovabili, accumuli, reti e minori consumi.
Dunque, cara sinistra, prendiamo sul serio la promessa di abbassare le bollette. Diteci quanta corrente produrreste in Italia, con quali impianti, in quali territori e in quanti anni. Diteci quanto metano riuscireste a sostituire e con cosa coprireste una sera di gennaio in cui il sole è tramontato e il vento è fermo. E mettete il costo in fondo alla pagina, come fanno con noi le compagnie elettriche. Perché dare la colpa a Giorgia Meloni è gratis. Tenere accesa l’Italia richiede qualche cifra in più.
